qui

21 marzo 2014
Accademia d'Ungheria in Roma
Casa delle Letterature
AustriaKarlLubomirski
BulgariaEkaterinaJosifova
CroaziaSarahZuhraLukanić
GermaniaUlrikeDraesner
ItaliaTomasoBinga
PoloniaWojciechBonowicz
PortogalloJoséTolentino
RepCecaPetrBorkovec
RomaniaDanielaCrăsnaru
SlovacchiaKatarínaKucbelová
SloveniaDušanŠarotar
SpagnaZingoniaZingone
UngheriaSándorKányádi
Supplemento alla “Gazzetta Europea delle Arti” - n°1/2014
Giornata Mondiale della Poesia 21 marzo 2014
a cura della
Federazione Unitaria Italiana Scrittori
Piazza Augusto Imperatore, 4 - 00186 Roma
tel. 06 68 33 646
Progetto grafico e stampa
VEAT Litografica snc
[email protected]fica.it
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Austria
KARL LUBOMIRSKI
Karl Lubomirski, poeta austriaco, nato nel 1939 a Hall in Austria.
Dal 1962 Lubomirski vive in Italia (Torino, Milano, Roma, Brugherio) dove ha lavorato per imprese
austriache e tedesche fino al suo pensionamento. Di lui sono stati pubblicati dieci volumi di poesie
in tedesco nonché racconti, saggi e opere per il teatro.
La sua poesia è stata tradotta in diciassette lingue. Diversi premi. Premio Pollino (2007)
Castrovillari, Italia
Such,
kein Held zu sein
man würde dich verlachen.
Such nicht,
wahr zu sein,
man sperrt dich ein,
such nicht gut zu sein,
du weckst nur eine Hydra.
Non cercare
di essere un eroe
ti deriderebbero.
Non cercare
di essere sincero,
ti rinchiuderanno,
non cercare di esser buono,
sveglierai soltanto un’idra.
Halt den Kopf nicht hoch,
das Singen der Sense ist nah.
Non tenere la testa alta,
il sibilo della falce è vicino.
Das Singen,
das Singen der Sense
war lange
vor dir da.
Il sibilo,
il sibilo della falce
era già
molto prima
di te.
Der Engel
Der dort vorübergeht,
der mit den Flügelstummeln,
der dir so müde scheint,
ist es.
Er wich aus Menschen,
er wich aus Dingen,
kehrt nicht mehr ein.
Sei unverzagt, auch
seine Stummeln noch
Tragen dich
heim.
L’angelo
che passa laggiù,
con moncherini d’ali
che ti pare tanto stanco,
è quello
che si ritirò dagli uomini,
dalle cose,
e non tornò più.
Ma sii fiducioso,
anche
i suoi moncherini
ti porteranno
a casa.
Bei Sybaris
Mit Thymianworten
nimmt der Abend
Ölbäumen die Angst
vor dem Verdursten
auf dem Löwenrücken der Einöde.
Osterfarbene Disteln wiegen sich
über Werkzeugen,
die man den Toten ließ;
nur mittags tanzen
tief, tief unterm Gestein
heute noch Pferde
zum Flötenspiel
ihrer Herren.
Presso Sibari
Con parole di timo
la sera toglie
agli ulivi
la paura dell’arsura
sul crinale leonino
del deserto.
Cardi color di Pasqua
si cullano
su attrezzi
lasciati ai morti;
solo a mezzogiorno
sotto la pietraia,
ancora oggi
cavalli danzano
al suono del flauto
dei loro padroni
Jesus
Vor manchen
steht das Schicksal
still;
vor andern
kniet es nieder.
Gesù
Dinanzi ad alcuni
il destino
si ferma;
dinanzi ad altri
s’inginocchia
Das Meer
der Jahre
hat sich verlaufen;
zurück
blieb
Salz.
Il mare
degli anni
s’è prosciugato,
soltanto
è rimasto
il sale.
Poesie tratte dal libro “Alla porta dei fiori. Con parole mie”.
Edizioni Il Foglio, Piombino, 2014. Traduzione a cura di Enrica Mogàvero e Karl Lubomirski.
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Bulgaria
EKATERINA JOSIFOVA
Ekaterina Josifova è una delle voci più autorevoli della poesia bulgara contemporanea.
Nata nel 1941 nella cittadina di Kjustendil, nella Bulgaria sud-occidentale, si laurea in russo
presso l'università di Sofia, lavora come insegnante, giornalista, redattrice e, tra il 1972 e il 1981,
come drammaturgo nel teatro della sua città natale. Oltre ad essere una delle figure più
significative e innovatrici della poesia bulgara contemporanea, è anche senza dubbio la voce più
influente sulle giovani generazioni. Il ventennio tra il 1969 e il 1989 è quello in cui si colloca la sua
prima produzione poetica, la quale è fortemente legata all'attività dei poeti Konstantin Pavlov,
Nikolaj Kanchev, Bin'o Ivanov, Stefan Gechev, Ivan Teofilov, Ivan Dinkov, Hristo Fotev, Ivan Canev.
Ekaterina Josifova è l'unica voce femminile all'interno di questo gruppo intento a sviluppare
modalità stilistiche e temi alternativi rispetto a quelli della lirica ufficiale. Gli autori che nel
corso degli anni '90 vengono fatti confluire nel nov avtentizam, espressione coniata dal critico
Plamen Dojnov, che letteralmente significa nuova autenticità, si ispirano a temi e a strategie
stilistiche le cui basi sono ben rintracciabili nel gruppo dei poeti sopracitati.
Del nov avtentizam Ekaterina Josifova è il maggiore esponente. Fra le due tendenze principali di
questa corrente - intimizzazione/ interiorizzazione del mondo vs esternazione/ pubblicizzazione
del privato - la Josifova si colloca nella prima. La sfera personale e la normale quotidianeità
permeano lo spazio. Nei suoi versi, spesso brevi e spiazzanti, talvolta enigmatici, risiedono ironia
e disincanto. (Michail Nedelchev a questo proposito parla di “stoica normalità”).
Le sue poesie, pubblicate in 12 raccolte, sono tradotte in diverse lingue, tra cui il russo, il
tedesco, l'inglese, il macedone, il francese, l'ungherese, il turco e l'italiano (“La pioggia fuori” è
la prima raccolta di poesie scelte tradotta in italiano e vincitrice del premio Ciampi “Valigie
Rosse”, 2013). Tra le più recenti pubblicazioni dell'autrice: "Su e giù" (2004), "Mani" (2006),
"Questo serpente" (2010).
Дадености
Имаш брадва и остров.
Островът има дърво.
Точно колкото да издълбаеш лодка еднодръвка.
Влизаш в лодката.
Оттласкваш се от брега с най-правия клон на бившето дърво.
Съответното течение подхваща лодката.
Спира я на брега на континента.
Заживяваш там. Не, не на брега – в града.
Лодката отдавна е изгнила.
Не знаеш името – не питаш – на онзи остров.
Нито на онова дърво.
Doni
Hai una scure e un'isola.
L'isola ha un albero.
Proprio quanto basta per scavare una piroga.
Sali nella barca.
Ti stacchi dalla riva puntandovi il ramo più dritto dell'ex albero.
La corrente giusta afferra la barca.
La ferma sulla costa del continente.
Ti metti a vivere lì. No, non sulla riva, in città.
La barca è marcita da tempo.
Non sai il nome – non lo chiedi – di quell'isola.
Né di quell'albero.
Принудата
Затваря те тя, това в идеалния случай, в единична килия
с нещо за свирене, например цигулка
и ти казва: излизаш оттука когато просвириш.
Или в килия с китаeц: ще излезеш когато проговориш китайски.
Никога не поиска да напиша стихотворение.
Но полза има:
мога да си поправя котлона.
Мога да си разглобя бравата.
Coercizione
Ti chiude lei, nel caso ideale, in una cella singola
con uno strumento, ad esempio un violino
e ti dice: esci di qui quando saprai suonare.
O in una cella con un cinese:
uscirai quando inizierai a parlare il cinese.
Non ha mai voluto che scrivessi una poesia.
Ma è utile:
posso aggiustare il fornello.
Posso smontare la serratura.
Заемам добра поза
на дивана, възглавницата, пухкавото одеалце,
книгите. Осветлението също е добро.
Не идва никой, но не губя надежда
да влезе и да каже
укорително:
и това правителство падна,
а ти си четеш Лао Дзъ. На което да отговоря:
имeнно.
Mi metto in una posizione comoda
sul divano, il cuscino, la coperta morbida,
i libri. Anche l’illuminazione e buona.
Non viene nessuno, ma non perdo la speranza
che entri e che dica
in tono di rimprovero:
e anche questo goverho e caduto,
e tu leggi Lao Tsu. Al che rispondo:
esattamente.
Gioco degli aliossi
Il gioco degli aliossi esige destrezza, velocità e allegria.
Eraclito di Efeso
amava giocare agli aliossi con i bambini di Efeso, e per di più
nel tempio di Artemide. Per quanto la conosco
penso non avesse niente in contrario. I giochi
degli adulti sono non solo giochi, le opinioni
preconcette e non meritevoli di attenzione.
Quello che invece merita sgorga dal
Dissenso.
Questo scrisse quello stesso Eraclito, accusato
di volontaria cripticità e chiamato l'Oscuro.
Игра на ашици
Играта на ашици изисква ловкост, бързина и веселост.
Хераклит от Ефес
обичал да играе на ашици с децата на Ефес, и то
в храма на Артемида. Доколкото я познавам,
мисля, че не е имала нищо против. Игрите
на възрастните са не просто игри, мненията –
предубедени и незаслужаващи внимание.
А онова, което заслужава, произтича от
Несъгласието.
Това написал същият този Хераклит, обвиняван
в нарочна неясност и наречен Тъмния.
Ci siamo buttati
Gli strumenti sono impazziti sono apparse delle scritte
Pericolo di collisione! – con l'esclamativo
Sugli schermi non si vede nulla
Trenta secondi alla collisione, annuncia La voce regolare
Tutti gli allarmi si sono accesi
Ma sugli schermi niente
Nella confusione
Il genio ha gridato: datemi
Una finestra normale!
Ci siamo buttati
Io più vicino, sono saltata per prima sul balcone e
Ho visto sul normalissimo tetto di fronte
Un normalissimo gatto e su di lui in picchiata
Normalissime rondini
Tre secondi alla collisione
In quell'attimo
Il balcone ha cominciato a cedere.
Юрнахме се
Уредите полудяха появиха се надписи
Опасност от сблъсък! – с удивителна
На екраните не се вижда нищо
Тридесет секунди до сблъсъка – съобщава Равномерният глас
Всички аларми се включиха
А на екраните нищо В суматохата
Геният изкрещя: дайте ми
Обикновен прозорец!
Юрнахме се
Аз бях най-близо, изскочих първа на балкона и
Видях на отсрещния най-обикновен покрив
Най-обикновен котарак и пикиращи над него
Най-обикновени лястовици
Три секунди до сблъсъка В този миг
Балконът започна да поддава.
Traduzione a cura di Alessandra Bertuccelli.
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Il teatro dei sogni
Erba bisca dentro
Per te è facile da dire
Che la guerra
Ha colpa per tutto.
Mi chiudi la bocca
Con le stesse parole
Nemiche
Di allora.
Mi hai legato
Mani e piedi
Per non farmi ricordare
Da dove vengo.
Dimezzando la dose dei tranquillanti
Con i quali mi nutri
Nottetempo..
La dottoressa dice
Che non devo tenere tutto dentro.
Anche per lei è facile da pensare
Che la guerra
Ha colpa per tutto.
Ci voleva la guerra
Per cancellare tutto dentro.
Per cancellarci a vicenda.
Rimanendo con un pugno di erba biscia
Dentro.
Croazia
Ma cosa hai da guardare
Con quella palpebra
Appesantita dal sole cocente?
Non avere
Misericordia
Per la mia storia da immigrata
Piuttosto girati
Verso la tua bambina
Che piange disperata
Quando le dici
Di chi ha visto mai una bambina così grande
Che piange per una cosa
Così piccola
Benedetta la città
Che fonda un teatro.
Non è la mia.
È morto nel sonno
È morto nel sonno
Dici
È proprio bello
Che tutto muoia così
Naturalmente
Senza pudore
Ti rispondo
È proprio bello morire così
Senza chiedere a nessuno
Proprio così
Come quando piange un bambino
E nessuno
Osa chiedere
Perché.
Come la mia vicina
Di casa altrove
Che girovaga sdentata
Nel mio parco
D’infanzia sfavillante,
Dove passa
Il professore
In pensione
Con le braccia dietro
Le spalle curve e con il
Busto
Un po’ sovraccaricato.
Di come me lo ricordo
E con il monello
Sgangherato
Che gli taglia la
Strada
Senza pensarci.
Hanno dipinto le
Panchine nel
Mio parco
Con un colore
Che sa di ricordo
Un azzurrino tenue
Che mi fa
Sorridere amaro.
Il mio amico mi dice
Che è proprio quel colore che mancava al nostro parco
Un azzurro turchino e irreale
Aiuta a convincerci
Di com’è bello morire nel sonno.
Il grembo della fanciulla
La fanciulla portava in grembo
Un mazzetto di erbe profumate
SARAH ZUHRA LUKANIć
La salvia pelosa
Per dimenticare l’ultimo viaggio
Del soldato caduto.
Il coriandolo di giornata
Per coprire i
Piatti poveri e freddi.
Nata in Croazia. Dopo gli studi classici, si è laureata in Letteratura all’Università di Fiume.
Nel 1974 ha ricevuto il “Premio Internazionale per i Giovani Poeti Europei”. Ha lavorato come
addetto stampa per il Teatro Nazionale di Spalato e ha collaborato con quotidiani di Spalato e di
Fiume come critico teatrale. Nel 1987 si è trasferita a Roma dove tutt’ora risiede. Dal 2005 ha
scelto di scrivere in lingua italiana e ha conseguito diversi riconoscimenti in alcuni importanti
concorsi letterari tra i quali: “Trieste Scritture di Frontiera − Premio Umberto Saba” (Trieste
2005) e “Io e Roma” (Comune di Roma 2006). Con la raccolta di racconti Rione Kurdistan nel 2006
ha vinto a Viareggio il Premio Letterario-Giornalistico “Mare Nostrum” e nel 2008, all’Aquila, il
Premio per la Pace e i Diritti Umani; si è aggiudicata inoltre nel 2009 il “Premio Internazionale di
Scrittura Femminile – Città di Trieste”, al concorso Lingua Madre il premio speciale del Torino
Film Festival presso la Fiera del Libro, con il racconto “Fiocchi di neve” (che diventerà un corto),
e il Premio letterario nazionale “Città di Trieste” per il teatro, con il monologo “Siamo una
perfetta famigliola veneta”. Il premio “Lapis Histriae 2010” pubblicherà in Croazia la sua shortstory incipit del dramma La custode - Necrologio per un teatro in tre tempi.
Suoi racconti e poesie sono apparsi in varie pubblicazioni. Nel 2007 è uscito il suo primo
romanzo Le Lezioni di Selma per le edizioni libribianchi di Milano. Il suo romanzo “Le Lezioni di
Selma” è stato decine di volte preso come tema per tesi di laurea e vari dottorati di ricerca sulla
guerra e la condizione della donna. Collabora con molte testate (Internazionale, Lettera
Internazionale, Nazione Indiana, perlascena, El Ghibli, Sagarana, Ateniesi, Donneuropa).
Attenta al mondo del lavoro. Attualmente si dedica al progetto “Strane Straniere” dove la poesia
c’entra assai. Fa parte della “Compagnia delle Poete”.
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“Benedetta la città
Che fonda un teatro” (Edward Bond)
La mentuccia piperita
Per un risveglio
Gentile con un cucchiaio di
Miele al rosmarino.
L’alloro coriaceo
Per allestire la vittoria
Delle battaglie ardenti.
Il dragoncello delicato
Per ricordare l’amico
Vento dell’est.
Il basilico appena colto
Per avvolgere la testa dell’amato
Nel caso cadesse
Oltre la frontiera.
La fanciulla trascinava il ventre
Sventrato
Lungo le cime dell’Erzegovina.
Come Lisabetta da Messina.
In lontananza il rimbombo
Dei fratelli inferociti e miserabili.
Al di là della frontiera
Le lacrime per la gioia
Che tutto questo accada altrove.
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lenti a contatto
fu così: chiari
gli occhi lacrimavano io inciampai
pance ovunque reader's digest
in sala d'attesa sgargianti: optometrist e
bulbo oculare vascolarizzata in giallo i parati il muro
brancolavo, io, nel buio tra bagno e letto
bruciavo, io, eh già, "non baciata ancora”
avevano dimenticato di spiegarmi che questi cosi
si spostano tre corpo vitreo e palpebra
a tentoni, lacrimando
con dita spalancai a forza, io davanti allo specchio
la lente questa piccola verde barchetta
la vidi
con tutte le sue immagini già scivolare verso il cervello –
kontaktlinsen
es war so: hell
die augen tränten ich stolperte
die bäuche überall reader's digest
im wartezimmer schrillendes: optometrist und
augapfelhaut gelb geädert die tapete die wand
tappte, ich, durchs dunkel zwischen bad und bett
brannte, ich, ja doch, ,,noch ungeküsst"
sie vergaßen mir zu erklären daß die dinger
verrutschen zwischen glaskörper und lid
tastend, tränend
mit fingern, weit aufriss, ich vorm spiegel
die linse dieses kleine grüne boot
mit all ihren bildern schon durch mein gehirn gleiten sah –
Germania
puhlte sie raus
setzte sie. auf die fingerkuppe
und saugte die bilder von ihr
la espulsi
la misi sul polpastrello
e le succhiai le immagini
forsythien, die knallgelb, noch blattlos, ihr würfeln
das knospen der bäume, was für ein april.
was für ein mageres segnen, kastanien
knospen auf autochrom, was
für ein mageres regnen, knallgelb
die forsythien, was für ein blättern,
für was –
forsizie, che giallo-stridenti, ancora spoglie, i loro dadi
il fiorire degli alberi, ma che aprile.
ma che misera grazia, i castagni
fioriscono sull'autocromo, ma
che misera pioggia, giallo-stridenti
le forsizie, ma che sfogliare,
e perché mai –
büsche. traueraugen. an
triebe, die los. die nicht.
regen als er hernieder. wie
durch seltsamen wald ging
ich mit den seltsamen weißen
blumen, den zu kleinen füßen:
knöcheltief ein blicken, das
fehlt.
cespugli, occhi incupiti, in
pulsioni, che sciolte, che non.
pioggia quando discese. come
attraversando un bosco strano
con quegli strani fiori
bianchi, i piedi troppo piccoli:
dal basso delle caviglie uno sguardo
che manca.
mädchenhöhe, ein
schnitt. forsythie im brust
bereich, hüpfend der pony
vor der stirn – geschnittener
schopf, der gedanke an dich
wenn du wie jetzt dort hinten
winkst, vater, in deiner rinde,
sich näherndes grün.
ULRIKE DRAESNER
Nata nel 1962 a Monaco, dal 1994 lavora a Berlino come scrittrice freelance e saggista. La sua
prima raccolta di poesie gedächtnisschleifen è apparsa nel 1995, seguita da altri numerosi
volumi, tra cui si ricorda il romanzo Sieben Sprünge vom Rand der Welt (2014, Luchterhand
Literaturverlag). Ulrike Draesner traduce dall’inglese e dal francese al tedesco, cimentandosi
anche in diversi progetti intermediali.
Tra i maggiori riconoscimenti letterari: Premio per la letteratura “Solothurn“ nel 2001,
Premio “Roswithapreis“ nel 2013, Premio per la lirica “Joachim-Ringelnatz-Preis“ nel 2014
Nel 2010 è stata pubblicata in lingua italiana la raccolta di poesie Viaggio obliquo.
Poesie 1995-2009.
www.draesner.de - www.der-siebte-sprung.de
Pubblicazione delle poesie di Ulrike Draesner su gentile concessione di Lavieri Edizioni.
Testi tratti da: Ulrike Draesner, “Viaggio obliquo. Poesie 1995-2009”, a cura e tradotte da Camilla Miglio e Theresia Prammer, Lavieri 2010.
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a misura di bambina, in
taglio, forsizie fino
al petto, frangetta che saltella
sulla fronte – ciuffo
ritagliato, il pensiero di te
quando come ore fai cenno
da là dietro, padre, nella tua corteccia,
il verde che si accosta.
forsythien, die knallgelb, noch blattlos,
ihr würfeln, vorm waldrand, der kippt.
gelbe streichhölzer, sonst nichts.
touchpad stirn. klickt die lücken
des waldes an. ,,dich gibt es
nicht mehr für mich", hast du gesagt.
staub auf dem autochrom. der regen. meine
füße stecken in schuhen, die drücken.
das knospen der bäume. nichts kehrt zurück
forsizie, che giallo-stridenti, ancora spoglie, i loro
dadi gettati, al confine del bosco, che si ribalta,
fiammiferi gialli, nient' altro.
touchpad fronte. clicca
sulle lacune del bosco. "tu per me
non esisti più", hai detto.
polvere sull'autocromo. pioggia. i miei
piedi stretti nelle scarpe, che premono.
il fiorire degli alberi. nulla torna indietro.
von grammatik
wie licht
in spalten höhlen türme
fließt licht in zellen
auf. du bist. doch wo?
die see rauscht schon
genug. wie schwerter drei
wolkenhaie sich übern himmel
schieben: formation. die
nacht ist hell. das rudel
ruft. licht wie es in
spalten höhlen steine
fließt. du bist nicht
wo, nicht wer. du
gehst, der wald steht still.
die erde dreht. das lamm
springt in die see. ein
schatten ruft. was altes
weiß von dir. die kehle
streckt sich schon. der
wolf liebt seinen satz.
das rudel ruft.
della grammatica
come luce
in crepe caverne torri
la luce scorre su in
cellule. tu sei, ma dove?
il mare mormora già
abbastanza. tre squali di
nuvole avanzavano sul cielo
come spade: formazione. la
notte è chiara. il branco
chiama. luce come
scorre in crepe caverne
pietre. tu non sei
dove, né chi. tu
vai, il bosco resta immobile.
la terra gira. l'agnello
si getta nel mare. un’
ombra chiama. qualcosa di antico
sa di te. la gola
si tende già. il
lupo ama il suo verso.
il branco chiama.
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Sono Zopp
Italia
BIANCA MENNA - TOMASO BINGA
Tomaso Binga nata a Salerno vive e lavora a Roma. In arte ha assunto un nome maschile per
contestare con ironia e spiazzamento i privilegi del mondo degli uomini. Si occupa dal ’70 di “Scrittura
Verbo-Visiva” ed è tra le figure di punta della Poesia Fonetico-Sonora-Performativa italiana.
E' stata docente presso l'Accademia di Belle Arti di Frosinone.
Tra i suoi progetti: Scrittura asemantica (1972), Scrittura Vivente (1975), Dattilocodice (1978), Biographic
(1985), Picta/Scripta (1995), Ideazione/Esecuzione, progetto multimediale (1997).
Tra le innumerevoli partecipazione a mostre, rassegne e festival in Italia e all’estero sono da
ricordare:1978 e 2001, Biennale di Venezia; 1981, Biennale di S. Paolo do Brazil; 1986, Quadriennale di
Roma; 1995, III Festival di Polipoesia di Barcellona; 1998, “Poesia Totale”, Mantova; 1999, Festival
Internazionale d'Art Vivant "Polisonnerys" di Lione e VII Convegno Internazionale Art Media
dell'Università di Salerno; 2005, personale antologica Autoritratto di un matrimonio, MLAC
dell’Università “La Sapienza” di Roma; nel 2008 al VI Festival Internazionale “Art Action”, Monza, a
cura di Nicola Frangione.
Tra le sue pubblicazioni: "Indovina cos'E', Ed. Hetea, Alatri 1987, introduzione di Cesare Milanese;
"Sono stanca a più non posso", Rossi & Spera Ed., Roma 1987; "Rimerotiche" Ed. Gradiva, Roma 1992,
introduzione di Lina Wertmuller; "Vorrei essere un Vigile urbano", Umberto Sala Editore, Pescara
1995, introduzione di Arrigo Lora Totino; "Autoritratto a scatto" Ed. Le Impronte degli Uccelli, Roma
2000, introduzione di Marie- Cloude Vettraino-Soulard; “Come Cometa”, poesia in contumacia,
Ed. Il Filo, Roma 2003, introduzione di Aldo Mastropasqua, “Valore Vaginale”, Ed. Tracce, Pescara
2009, introduzione di Gillo Dorfles.
Attiva organizzatrice dirige dal '74 il centro culturale “Lavatoio Contumaciale”, Roma, e dal '92
partecipa, in qualità di Vice Presidente, alla gestione della “Fondazione Filiberto Menna”, Salerno.
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Polonia
Noc
Wiersz
najpierw zamyka cię w sobie.
Nie chce
żebyś rozglądał się szukał
innych słów
w innych wierszach.
Notte
Una poesia
prima di tutto ti chiude dentro sé.
Non vuole che
ti guardi intorno che cerchi
altre parole
in altre poesie.
Siedzisz w kącie kamienia
zwinięty
jak kartka papieru.
Bezbronny pogodzony
nie oddychasz. Wiersz
nie pozwala.
Stai seduto dentro un sasso in un angolo
accartocciato
come un foglio.
Indifeso rassegnato
non respiri. La poesia
non lo permette.
W kamieniu nie można
wiercić się używać
łóżka zegara mapy
i całej reszty
wyobraźni.
Nella pietra non ci si può
agitare usare
il letto l’orologio la mappa
né tutto il resto
dell’immaginazione.
Wiersz
ma swoją wyobraźnię.
Zbudował ją sobie w twojej
a potem zamknął
żeby się uwolnić.
Una poesia
ha una sua immaginazione.
L’ha costruita nella tua
poi ce l’ha chiusa
per liberarsi.
Musisz czekać
w kącie kamienia
w którym czasem zaświeci
złoty kurz nadziei.
Devi aspettare
in quell’angolo di sasso
dove a volte brilla
la polvere d’oro della speranza.
W końcu wiersz
otworzy się. Kamień
wypuści cię: kartkę papieru
która zacznie oddychać.
WOJCIECH BONOWICZ
Wojciech Bonowicz, una delle voci più originali ed apprezzate della poesia polacca contemporanea,
è nato nel 1967 a Oświęcim.
Nel 1995 ha ricevuto il premio K. K. Baczyński debuttando con la raccolta poetica Wybór Większości
(La scelta della maggioranza).
La sua biografia su Józef Tischner (2001) e la silloge Pełne morze (Mare aperto) del 2006 sono stati
finalisti del NIKE, il principale premio letterario polacco.
Mare aperto è stato scelto come miglior libro del 2006 dalla giuria del Premio Gdynia.
Bonowicz collabora con la rivista «Tygodnik Powszechny».
Vive a Cracovia.
Da “Mare aperto”, Incerti Editori 2012. Traduzione a cura di Leonardo Masi.
14
Alla fine la poesia
si apre. La pietra
ti lascia andare: un foglio di carta
che inizia il suo respiro.
Celan
Celan znów krzyczy. Znów budzi się
nad rowem pełnym ust.
Celan
Celan di nuovo grida. Di nuovo si sveglia
sull’argine di un fosso pieno di bocche.
Celan – słowo które stało się ciałem
starca.
Celan, parola che si è fatta carne
di vecchio.
Rzeka która płynie
dwoma nurtami
w jednym korycie.
Fiume che scorre
con due correnti
nello stesso letto.
I viaggiatori della morte
Si nascondono nelle scritture
come dentro a rifugi.
Podróżnicy śmierci
Kryją się w pismach
jak w schronach.
Kiedy pożar wojna dzień i noc.
Quando l’incendio la guerra il giorno e la notte.
Kiedy spisek powodzi
i brudny śnieg zdrady.
Quando la congiura del diluvio
e la neve sporca del tradimento.
Ale pisma już nie raz wydały ich
ogniu wodzie.
Jedną kartkę życia po drugiej.
Ma più di una volta le scritture li hanno consegnati
al fuoco all’acqua.
Una pagina della vita dopo l’altra.
To pisma dla śmiałych
znaki dla odważnych.
Sono scritture per gli audaci
segni per gli arditi.
Dla tych
którzy naprawdę wierzą.
Per quelli
che credono davvero.
Kronika
Kiedy widzę miękkich rozbitych
chłopców jak schodzą się wieczorami
i stają się cali i twardzi. Myślę o wciąż
tych samych historiach co to chcą
mieć swoje pięć minut w każdym ciele.
Cronaca
Quando vedo ragazzi molli
stremati che la sera si ritrovano
e diventano integri e duri. Penso alle storie
sempre uguali che gli va
di avere il suo momento di gloria in ogni corpo.
Pełne morze
Jeszcze przez chwilę siedzi w cieple
wśród rozrzuconych ubrań.
Mare aperto
Ancora un momento resta seduto nel calore
in mezzo ai vestiti sparpagliati.
Myśląc o ojcu którego tu przed chwilą kąpał
Pensando al padre a cui un attimo prima faceva il bagno.
15
Portogallo
JOSÉ TOLENTINO MENDONÇA
José Tolentino Mendonça (1965). Molto legato alla cultura italiana e alla città di Roma, dove ha
vissuto e studiato per diversi anni, è attualmente considerato una delle voci poetiche più originali
della lingua portoghese. Vincitore di numerosi premi letterari, dal 1990 ha pubblicato nove titoli
originali di poesia, riuniti in antologia, tradotta in italiano con il titolo La notte apre i miei occhi
(Pisa, ETS, 2006). Oltre alla sua attività letteraria è sacerdote e professore e dirige la rivista
teologica Didaskalia.
Dal 2011 è consultore del Pontificio Consiglio della Cultura e dal 2012 vice-Rettore dell’Università
Cattolica Portoghese.
Testi pubblicati nell’antologia “La Notte apre i miei Occhi”, traduzione e cura di Manuele Masini, Pisa, EDIZIONI ETS, 2006.
16
Plátanos
Depois de ter fechado tudo, abro de novo a
porta
e corro cambaleante para a vazia escuridão
assusta-me a certas horas a companhia
do que não adormece
a resistência disso no nosso espaço
movido por outras forças
Platani
Dopo aver chiuso tutto, apro di nuovo la
porta
e corro vacillante verso la vuota oscurità
mi spaventa a certe ore la compagnia
di ciò che non riposa
la sua resistenza nel nostro spazio
mosso da altre forze
Mas também me ocorre acender primeiro a luz
e só depois
sentir um medo louco da casa que me acolhe
dos seus redemoinhos imperceptíveis
que julgo cada vez mais perto
como se estivesse para ser morto
às mãos do próprio Deus
E mi capita anche d’accendere prima la luce
e solamente dopo
sentire grande paura della casa che mi accoglie
dei suoi turbinii impercettibili
che mi sembra sempre più vicino
come se stesse per essere ucciso
dalle mani di Dio
Não sei bem acordar vivo destas coisas:
aproveito o ruído do entardecer e grito muito
alto
deixo-te um instante só (um instante só)
para fechar os olhos que tanto ardem
ou atiro das margens folhas ao rio
para medir o tempo de uma vida
a naufragar.
Non mi riesco a svegliare vivo da queste cose:
approfitto del rumore della sera e grido molto
alto
ti lascio un solo istante (un solo istante)
per chiudere gli occhi che ardono tanto
o dai margini tiro foglie al fiume
per misurare il tempo di una vita
che naufraga
Óstia
Um desses atrasos no aeroporto de Fiumicino
e eis-nos em salto desprovido por estas ruas
além do parque arqueológico
a cidade assemelha-se a um acampamento
desolado
varandas cheias de caixotes e detritos
(devem ser exíguas as casas económicas)
muros com imprecações aos de Roma
e a débil força messiânica entregue
aos ídolos do futebol
Ostia
Uno di quei ritardi nell’aeroporto di Fiumicino
ed eccoci d’un balzo sprovveduto per queste vie
oltre il parco archeologico
la città sembra un accampamento
desolato
verande colme di scatole e detriti
(devono essere esigue le case economiche)
muri con imprecazioni contro i romani
e la debole forza messianica riposta
negli idoli del calcio
Sem darmos conta já estávamos encalhados
numa qualquer estrada secundária
junto a um matagal circundado de rede
onde um letreiro quase ao acaso
diz ter morrido
Pier Paolo Pasolini.
Senza renderci conto già eravamo incagliati
in una strada secondaria qualsiasi
presso una macchia circondata di reti
dove una targa quasi per caso
ci dice che morì
Pier Paolo Pasolini
A última corrida
Era um rapaz que partiu
para conhecer o medo
o seu coração arranhando pelas chamas
tropeções de um cego que foge da aldeia
nessa noite
quem conseguiria contar
L’ultima Gara
Era un ragazzo che partì
per conoscere la paura
il suo cuore lacerato dalle fiamme
inciampare di cieco che fugge dal paese
in quella notte
chi avrebbe potuto raccontare
de comboio em pensamento seguiu para Bréscia
a última corrida de aeroplanos do século
andava à roda de trinta mil liras
e ele queria muito voar sozinho
sobre florestas
in treno proseguì nei pensieri per Brescia
l’ultima gara di aeroplano del secolo
si dava all’incirca per trentamila lire
e lui avrebbe desiderato molto volare da solo
sulle foreste
Ninguém soube mas a sua vida
vista daquele aeroplano maravilhara-o
chegariam os nevões é verdade
novas e novas sombras sobre a terra
mas a sua vida do aeroplano era tão grande
como nenhuma outra coisa que conheceu
Nessuno mai lo seppe ma la sua vita
osservata dall’aeroplano lo aveva meravigliato
sarebbero giunte le grandi nevi è vero
nuove e nuove ombre sulla terra
ma la sua vita da quell’aeroplano era grande
come nessun’altra cosa che avesse conosciuto
cá em baixo diziam:
«o seu voo prolonga-se sobre cada floresta
e desaparece
nós vemos as florestas
mas não o vemos a ele.
qua in basso dicevano
«il suo volo si prolunga su ogni foresta
e poi scompare
noi vediamo le foreste
ma lui non lo vediamo»
17
Repubblica Ceca
PETR BORKOVEC
Nato nel 1970 a Louňovice. Ha dedicato i suoi studi alla lingua e letteratura ceca (boemistica)
presso l’Università Carolina, Facoltà di lettere a Praga. Dal 1992 lavora come redattore della
rivista praghese per la letteratura e cultura Souvislosti. Ha lavorato dal 1995 fino al 1997 presso
la Casa Editrice di Lidove Noviny a Praga ed ha diretto la rivista Arte e critica di Lidove noviny
dal 1998 al 1999. È stato redattore del Giornale Letterario dal 2000 al 2001. Dal 2005 insegna
all’Academia Letteraria a Praga, ed è redattore della Casa editrice FRA. Inoltre, è direttore
artistico dei programmi presso il caffè FRA. Ha anche diretto il ciclo d’incontri Le tendenze
letterarie presso la Galleria di Jiri Svestka.
Ha pubblicato numerose raccolte di poesia tra cui Prostírání do tichého (1990); Poustevna,
věštírna, loutkárna (1991); Ochoz (1994); Mezi oknem, stolem a postelí (1996); Polní práce (1998);
Needle-Book (2003). Nel 2005 ha pubblicato Entroterra, e nel 2012 è uscita la sua ultima raccolta
Poesie d’amore. In 2008 ha pubblicato anche libri di prosa breve tra cui Berlínský sešit (Il
quaderno di Berlino) /Zápisky ze Saint-Nazaire (Appunti da Saint-Nazaire). Il suo libro più
recente, del 2013, è dedicato ai ragazzi Všechno je to na zahradě (Tutto è in giardino).
I suoi libri e poesie sono stati tradotti e pubblicati in Germania, Austria, Italia e Gran Bretagna.
Ha ottenuto numerosi premi tra cui il Premio di Jiri Orten nel 1994 per la raccolta di poesie
Ochoz. Nel 2001 il Premio Norbert-C. Kaser-Preis per la traduzione della raccolta Polní Práce
(Lavori nei campi) e, per lo stesso lavoro, ha ottenuto il Premio Hubert-Burda-Preis nel 2004.
Nel 2005 ha ottenuto il Premio Josef Jungmann per il suo lavoro straordinario nella traduzione
delle poesie di V. Chodasevič.
Si occupa anche di traduzione di poesia russa del XX secolo. In collaborazione con lui sono state
pubblicate in ceco le antologie di poesia coreana sijo e kasa, oltre ad una raccolta di poesie
dell’autrice lettone Liany Langy, ed il dramma di Sofocle Edipo Re.
La partecipazione di Petr Borkovec è sostenuta dal Ministero della Cultura della Repubblica
Ceca.
18
Kost v lese
Světle zelená kost v lese,
v mechu, osamocena,
blízko malé světliny.
Na spodku suchá a hladká
jak křídový papír.
Někde by mohla být lebka,
možná i s parohy, ale nikdy není.
Kostry zvířat rozvlečené po lesích,
složte se.
Un osso nel bosco
Un osso verde chiaro nel bosco,
nel muschio, solo,
presso una piccola radura.
Sotto asciutto e liscio
come carta patinata.
Potrebbe esserci un teschio,
forse le corna, ma non c’è mai.
Scheletri di animali sparsi nei boschi,
riunitevi.
Dvě sovy
Ulice těsná jejich tělu,
ale rozlehlá jejich letu,
rozložité káně i netopýři,
zaoblené hrany jejich zmizení
chycené uliční lampou,
prostor se na vteřinu sesypal
za tím hluchoněmým tahem.
Due civette
La via stretta al loro corpo,
ma ampia al loro volo,
distese poiane e pipistrelli,
gli angoli smussati della loro scomparsa
colti da un lampione,
lo spazio crolla un istante
seguendone la sordomuta spinta.
Drozd
Nejsem zahradník, ale rád
shrabu a usuším kosti,
ostřihám kůru, prořežu trávu,
naštípám, vykopu. Déšť nedéšť.
Mráz nemráz. Kávu si nosím a
jsem pracovitý. Skalku si nosím a
rád pracuji v pařezech, v keřích. A svedu
docela pěkné věci z listí: větve a stromy.
Il tordo
Non sono giardiniere ma mi piace
rastrellare e seccare ossi,
poto la corteccia e sfrondo l’erba,
taglio, tolgo. Pioggia o non pioggia.
Gelo o non gelo. Il caffè lo faccio io e
lavoro sodo. Mi porto le pietre e mi piace
lavorare nei ceppi, negli arbusti. E faccio
cose carine di foglie: alberi e rami.
Inzerát
Nejsem zahradník, ale rád
shrabu listí, posekám trávu,
ostřihám keře, prořežu stromy,
naštípám dřevo, vykopu pařezy.
Navrším skalku, udělám cestičku.
Jsem pracovitý. Kávu si nosím.
Rád pracuji v dešti, v mrazech. A umím
docela pěkné věci z kůry:
hmatová tělíska a malé dýky.
Inserzione
Non sono giardiniere ma mi piace
rastrellare foglie, tagliare erba,
potare arbusti, sfrondare chiome,
tagliare legna, togliere ceppi.
Ammasso pietre, traccio un sentiero.
Lavoro sodo. Il caffè lo faccio io.
Mi piace lavorare con la pioggia, il gelo. E so
fare cose carine di corteccia:
tangocettori e piccoli pugnali.
Motýlice
Zadeček motýlice
plný plynové modři.
Poklepává s ním
jak s vražednou zbrani.
Přitom nic, tři modří, pásky, lesk.
Zemřel mi milenec
(trochu obtloustlý, vždycky utápěl kánoi),
i když nejsem na kluky
a nikdo mi neumřel.
La Farfalla
Il culetto della farfalla
pieno di un blu gassoso.
Lo scuote
come un’arma letale.
E invece niente, tre azzurri, strisce, lucore.
È morto il mio amante
(un po’ grasso, affondava la canoa),
anche se non vado dietro ai ragazzi
e non mi è morto nessuno.
Louňovice
Sáhnu na tebe rukou,
ve které nemám cit.
Lupiny na straní puknou,
půjdeme spát.
Hladové krky lupin. Něco jim dát.
Hodit? Nebo až k ústům, celou dlaní?
Strání pan Klenot. Voní seno.
Paní Drahorádová šla už ráno.
Baccelli
Ti tocco con la mano
ormai insensibile.
I baccelli sul pendio scoppiano,
andiamo a dormire.
Le gole fameliche dei baccelli. Dargli qualcosa.
Gettargliela? O imboccarli, dalla mano?
Lungo il pendio il signor Gioiello. Il fieno profuma.
La signora Preziosa è passata stamattina.
Prostřih
Sova dýchá do noci.
Představuju si kruh jejich úst.
Vcházím do lesa ze samých sov,
s vábničkou na jedle, představuju si.
Přes den prostřihaný javor
je teď přítulný jak pes.
Sedí mi v klině, olizuje mě,
vrtí ucvaklým ocasem.
Potatura
Il gufo respira nella notte.
Immagino il cerchio della sua bocca.
Entro in un bosco tutto di gufi
con un richiamo per abeti, m’immagino.
L’acero potato di giorno
ora è affettuoso come un cane.
Mi siede in grembo, mi lecca,
scuote la coda mozzata.
19
Romania
DANIELA CRăSNARU
La critica letteraria romena ed internazionale ha sempre l’ha sempre considerata come uno
degli scrittori romeni contemporanei di grande prestigio e fra i più interessanti della sua
generazione.La sua opera ,che comprende 15 volumi di poesia,2 di prosa di breve respiro e 3 libri
per i ragazzi,è stata tradotta in oltre 15 lingue e vienne studiata negli alenei romeni e
statunitensi.Nel 1991,la casa editrice Oxford ha pubblicato una sua raccolta di poesie Letters
from Darkness ,nominata fra i primi 10 titoli apparsi in quell’anno in Gran Bretagna.
L’ampia antologia Sea-Level Zero apparsa nel 1999 negli Stati Uniti presso BOA Editions nella
collezione “grandi Poeti Europei”,è stata insignita del premio dell’Accademia di Poesia
americana ed è diventata oggetto di studio nelle università americane.
Editore,giornalista,realizzatore di programmi tv, ha ricoperto per alcuni anni l’incarico di
deputato nel Parlamento Romeno,è stato segretario della Commissione per la Cultura dello
stesso ed inoltre,l’unica donna presidente di un partito parlamentare. Laureata in filologia
ingleze ed ha fatto studi approfonditi di management culturale presso l’Iowa University (SUA).
Altre premi: Premio della Fondazione Rockefeller (1995), Crossing Bounderies Award (1996)
Premio dell’Accademia Romena (1992),tre premi accordati dall’Unione degli scrittori Romeni
(1979,1982,1983) etc.
20
Mezzo del cammin
O să tracă toate, o să treacă şi viaţa
şi zmeul zmeilor n-a mai venit,
iar eu am obosit să-mi tot inventez peisajul şi întâmplările,
iubirile şi decepţiile, revolta şi laşitatea
şi toate celelalte teme din lucrarea de diplomă
a filologului premiant.
Eu care locuiesc în somptuoasa singurătate a ficţiunii
plângând cu ajutorul cuvântului lacrimă şi iubind
cu ajutorul altui cuvânt, în fine
eu care am ajunsun simplu pronume în propriul meu text
atât de urât îmi e mie cu mine, cu mine,
şi-atât mi-e de dor
de un monstru tăcut, de-o fiară tristă,
de-o fiinţă vie
de altundeva decât de la mine
din Poezie.
Nel mezzo del cammin
Tutto passerà, anche la vita
e il sommo demone non è più venuto,
e io sono stanca di inventarmi sempre paesaggi ed eventi,
amori e delusioni, ribellione e viltà
e tutti gli altri temi della tesi di laurea
del filologo fuoriclasse.
Io chevivo nella sontuosa solitudine della finzione
piangendo con l’aiuto della parola lacrima e amando
con l’aiuto di un’altra parola, insomma
io che sono ormai non più che un pronome nel mio proprio testo.
Soffro tanto con me, con me, co me stessa
e provo tanta nostalgia
di una mostro silente, di una belva triste
di una creatura viva giunta
da un’altra parte che non da me
dalla Poesia.
Ultima zi la Pompei
În măruntaiele păsărilor sacrificate
în hieroglifa de fum a vulcanului
se putea desluşi cuvântul pieire.
Locuitorii oraşului Pompei au fost cu toţii avertizaţi.
Nici unul nu a crezut.
Eu ştiu şi cred . Această îmbrăţişare
poate fi ultima.
Nu frica îmi invadează celulele, ci scârba în faţa armatei de turişti plictisţi
fotografiind lava pietrificată
grimasa durerii, comerţul cu moartea
din care tocmai aceasta lipseşte
cenuşa îndărătl căreia nu se mai află decât
cenuşă,
cuvintele îndărătul cărora
alte cuvinte.
L’ultimo giorno a Pompei
Nelle viscere degli uccelli sacrificati
nel geroglifico di fumo del vulcano
si poteva scernere la parola distruzione.
Gli abitanti di Pompei sono stati tutti avvertiti.
Nemmeno uno ci ha creduto.
Io lo so e ci credo. Questo abbraccio
potrebbe essere l’ultimo.
Non è la paura che m’invade le cellule
quanto la nausea di fronte all’esercito di turisti annoiati
a fotografare la lava pietrificata
la smorfia del dolore, il commercio con la morte
da cui è proprio questa che manca
la cenere dietro cui
non c’è altro che
cenere,
le parole dietro cui
altre parole.
Lecţia de scris
Am să rămân repetentă.
Profesorul zice:
descrie această cascadă strălucitoare şi majestuoasă
în răsăritul de soare.
Eu stau cu ochii holbaţi
la firul anemic de apă prelins în spărtura rigolei
şi spun umilită – nu pot şi nu pot.
N-ai aripi zice profesorul
n-ai nici fărâmă de metafizică.
Repetă după mine: alb strălucire lumină cristal (bucurie).
Alb strălucire cuvinte frumoase cu danteluţe frumos apretate
prin care vai cu câtă impertinenţă
realitatea ţâşneşte febrilă ca sângele prin bandajul aseptic.
Ultimul meu argument:
pe plajă, vara trecută, cel din urmă cuvânt al unui înecat scos pe ţărm
a fost chiar şuvoiul de apă năvălind din plămâni.
Cu ochii mei am văzut: nu
petale imaculate nu aripioare de fluturi.
Apă cu sânge curgând în nisip.
Lezione di scrittura
Rimarrò ripetente.
Il professore mi dice:
descrivi questa cascata splendente e maestosa
nella luce dell’alba.
Io guardo con occhi sbarratti
l’anemico filo d’aqua che scorre nella fessura della cunetta
e dico mortificata –non posso non posso e basta.
-Non hai ali, dice il professore,
nemmeno un briciolo di metafisica.
E ora ripeti con me: bianco splendore luce cristallo (gioia).
Bianco splendore – belle parole con i pizzi ben inamiditi
attraverso cui, con quanta impertinenza ahimé,
la realtà sprizza febbrile come il sangue tra bendaggi asettici.
Il mio argomento finale:
in spiaggia l’estate scorsa l’ultima parola di un annegato portato a riva
fu proprio il fiotto d’acqua sgorgato via dai polmoni.
Con i miei occhi ho visto: non
petali immacolati non alucce di farfalle.
Acqua mista a sangue scorrere nella sabbia.
Austerloo
Şi detractorii şi fanii ştiu deopotrivă,
unde-a pierdut şi unde a câştigat Generalul.
Chiar şi locuitorii din Sfânta Elena ştiu toţi
ce-a fost la Waterloo şi ce-a fost la Austerlitz.
Numai eu am încurcat totdeauna
înfrângerea cu victoria,
câmpurile de bătălie, raporturile de forţe,
steagurile şi inamicul.
Şi asta n-a fost ca să fie tocmai o întâmplare
de elev corijent pus în solda
frivolei posterităţi. Toată victoria mea
a fost mai degrabă înfrângere.
Toată prada luată de armata mea de cuvinte
mărşăluind buimacă
prin acaeastă eternă siberie a îndoielii
s-a dovedit a fi îngrăşată cu sângele meu.
Chiar şi „mirosul morţii atât de aproape de mirosul iubirii
ca violetul de indigo în discul luminii”.
Austerloo
Sia i detrattori sia i sostenitori sanno ugualmente
dove ha perso e dove ha vinto il Generale.
Persino gli abitanti di Sant’Elena sanno tutti
cos’è stato a Waterloo e cos’è stato ad Austerlitz.
Cu cele mai bune divizii pe jumătate
anii mei îmbuibând humusul acestor coli de hârtie.
Cu trăgătorii mei de elită
striviţi între coperţile unor cărţi.
Con le migliori divisioni dimezzate
i miei anni a rimpinzare l’humus di questi fogli di carta.
Con i miei tiratori scelti
schiacciati fra le copertine dei miei libri.
Austerloo, 14 iunie
şi mâna mea scriind jurnalul de front fără să ştie
dacă e moartă
sau vie.
Austerloo, 14 giugno
e la mia mano che scrive il diario dal fronte senza sapere
se è morta
o viva.
Solo io ho confuso sempre
la sconfitta con la vittoria,
i campi di battaglia, i rapporti di forza,
le bandiere e il nemico.
E questo non è stato un semplice caso
da allievo ripetente al soldo
della frivola posterità. Tutta la mia vittoria
è stata piuttosto una sconfitta.
Tutto il bottino preso dal mio esercito di parole
marciando stordito
in mezzo a questa eterna siberia del dubbio
si è dimostrato rimpinguato col mio sangue.
Persino “l’odore della morte cosi prossimo all’odore dell’amore
come il viola all’indaco nello spettro della luce”.
21
Slovacchia
KATARÍNA KUCBELOVÁ
Katarína Kucbelová (1979) è nata a Banská Bystrica. Dopo aver terminato gli studi presso
la VŠMU (Accademia delle arti e dello spettacolo) rimane a vivere a Bratislava.
Nel 2006 crea il più prestigioso premio letterario slovacco, l'Anasoft Litera, guidandone
l'organizzazione per i successivi otto anni. Ha pubblicato quattro raccolte di poesie: Duály (Duali; 2003), Šport (2006), Malé veľké mesto
(Piccola grande città; 2008) a Vie, čo urobí (Sa quello che fa; 2013). Tradotte in decine di lingue, le
sue poesie sono state pubblicate in antologie e riviste letterarie internazionali.
Attualmente si dedica alla propria poesia e alla figlia.
OTEC MÔŽE
Môj otec je starý niekoľko storočí
je ako socha s vytepanými rečami
o biede, krivde a bezpráví
MIO PADRE PUÒ
Mio padre è vecchio di qualche secolo
è come una scultura a sbalzo con discorsi
sulla miseria, il sopruso e l’ingiustizia
dnes je slobodný – má vlastné zákony
oggi è libero – ha le proprie leggi
môže klamať, lebo ho klamali
môže kradnúť, lebo ho okrádali
può ingannare, perché è stato ingannato
può rubare, perché è stato derubato
nič nevyhladí
vygravírované príkoria
nulla levigherà
i torti intagliati
otcova zbraň je minulosť
stojí na ulici so zdvihnutou pravicou
ukazuje komu a koho
è il passato l’arma di mio padre
sta per la strada con la destra alzata
fa un cenno a quello e indica qualcuno
deti idú zo školy
vyskočia si
aby sa pohojdali
na otcových pevných postojoch.
i bambini tornano da scuola
e fanno un salto lì
per dondolarsi
sulle ferme posizioni di mio padre
VIE, ČO UROBÍ
Naleje víno
má aj niečo tvrdšie, keby niekto chcel
o zbrani v zásuvke sa bavíme ako o zábavnej
pyrotechnike
SA QUELLO CHE FA
versa del vino
ha pure qualcosa di più forte, se qualcuno ne volesse
parliamo della pistola nel cassetto come se fosse una divertente
pirotecnica
číta letáky supermarketov
mýli si televízne noviny a reality šou
susedov s postavami z televízie
legge i volantini dei supermercati
confonde i telegiornali e i reality show
dei vicini con i personaggi televisivi
aj jeho téma sú susedské vzťahy
jeho teritórium je ulica
nad vyššími územnými celkami nerozmýšľa
e i rapporti tra vicini sono il suo argomento
la strada è la sua giurisdizione
non contempla maggiori unità territoriali
vie, čo by povedal redaktorke
je pripravený na všetko
nezaskočí ho ani bezbrannosť
sa quel che direbbe alla redattrice
è pronto a tutto
non si lascia abbindolare neanche dalla vulnerabilità
priemerného televízneho diváka.
del telespettatore medio
PLOTY
Medzi domami boli spojené záhrady, pletivo plotov
zanikalo v zeleni alebo chýbalo, bolo to tak veľa rokov,
lenže ľudia si po čase záhrady oddelili, bezhraničnosť
ich znepokojovala, pozemky sa zmenili na ihriská, sused
pozval suseda, sused sa vrhol na suseda, v družnej
hre ho oprel o mantinel a naložil mu hokejkou po prilbe,
sused padol, spoluhráči dali gól, ľadový šport vyvolával
v televíznych divákoch nečakané emócie, na ihrisku sa
pestovala vzrušujúca zábava, ovocné kríky pri plote
pochopili, že je čas odkorčuľovať a odhaliť reklamu na
jogurt, nadrozmerné maliny na mantineloch sa odvážne
vrhali do bielej pochúťky, najväčšiu radosť mali deti,
hranice boli jasné, pravidlá jednoduché, mohli sedieť
pred telkou a bez strachu behať medzi naozaj a akože,
maliny boli živé, chceli sa hrať, v jogurte bolo viac
ovocia, v telke boli susedia a bola väčšia, naši boli lepší,
silnejší a rýchlejší.
RECINTI
Tra le case i giardini erano uniti, l’intreccio dei recinti
si perdeva nel verde oppure non c’era, è stato così per molti anni,
gli uomini però col tempo separarono i giardini, l’assenza di confine
li inquietava, i terreni mutarono in campi da gioco, un vicino
invitò il vicino, il vicino si lanciò sul vicino, in una partita amichevole
lo appoggiò alla balaustra e lo colpì sul casco col bastone da hockey,
il vicino cadde, i compagni piazzarono il gol, lo sport sul ghiaccio suscitava
inattese emozioni nei telespettatori, sul campo da gioco
si coltivava un’eccitante evasione, gli arbusti fruttiferi presso il recinto
capirono che era tempo di scivolare via sui pattini per mostrare la reclame
dello yogurt, i lamponi giganti sulle balaustre si lanciarono
coraggiosi in quella bianca bontà, i più contenti furono i bimbi,
i confini erano chiari, le regole semplici, poterono sedersi
davanti alla tv e correre senza paura tra il davvero e il come se fosse,
i lamponi erano vivi, volevano giocare, nello yogurt c’era più
frutta, in tv c’erano i vicini e la tv era più grande, i nostri erano migliori,
più forti e più veloci.
Traduzione a cura di Alessandra Mura.
22
23
Slovenia
DUŠAN ŠAROTAR
Akvarel
Zdaj, ko se je vse pomirilo, kot med brati, in so še zadnje ptice odletele daleč
v notranjost dežele, je vse izgledalo še bolj neresnično. Mak je cvetel sredi nepokošenih akacijevih gajev, kamen je žarel v zgodnje poletnem soncu, čebele
so se pasle v bezgovih cvetovih in voda v pozabljenem potoku je vztrajno odtekala v neznano. Vse je bilo kot vedno, pa vendar; v tistem drobnem sivem
oblaku, ki je lebdel v opoldanskem zatišju, je bilo nekaj, kar je moralo zmotiti
pozorno oko. Vsa ta navidezna privzdignjenost, lažna odsotnost, ki je bila vrisana v to prelepo krajino, je pričala o bolečini, o tem, da je človek, ki je ustvaril
te popolne barve, osamljen.
Acquarello
Adesso che tutto era tornato calmo, come tra fratelli, e gli ultimi uccelli sono
volati lontano nell’interno della regione, tutto pareva ancora più irreale. Il papavero fioriva al centro dei boschetti non falciati di acacie, la pietra ardeva
nel sole di tarda estate, le api pascevano nei fiori di sambuco e l’acqua in un
ruscello dimenticato scorreva incessantemente nell’ignoto. Tutto accadeva
come accade sempre, e però; in quella piccola nuvola grigia, sospesa nella
calma del mezzogiorno, c’era qualcosa che infastidiva l’occhio attento. Tutta
questa apparente sublimità, questa falsa assenza incisa in quel bellissimo paesaggio, testimoniava di un dolore, del fatto che l’uomo che ha creato questi
colori assoluti, è solo.
Zapis k dušam
Tisto nevidno očesno znamenje, morebiti samo izmišljija, privid ali tolažba tistim, ki še verjamejo v njegovo prisotnost, je takrat že bledelo. Nekje visoko
nad tem pozabljenim mestom, ki se je dolgo zapletalo v klobčič, narejen iz
strahu, laži in potuhnjenosti, je bilo čutiti tišino, ki je s tisto nikoli doumljeno
težo pritiskala k tlom in terjala odgovor.
Veter je vrtinčil in razpihoval drobne ledene kaplje, ki so se spuščale iz velike
praznine. Če je bil kdo takrat odprt ali dojemljiv za te reči, je v tem zagotovo
slutil nekaj več, namreč, v tisti belini, spihani iz same megle, ki je zapirala pogled in pridušila vsak glas, tudi molitev, vzdihljaj, je govorila smrt.
Čeprav je bilo še zgodaj, prezgodaj za ptice selivke in že pozno za vrane, ki jih
je bilo videti samo še na okoliških njivah, predvsem zjutraj, kako so se z meglo
dvigale v hladen dan, je bilo zdaj v zraku zagotovo nekaj, kar je mogočno in
brez imena.
Šele veliko pozneje je bilo slišati, mogoče za običajna ušesa nikoli, da so šli čez
krajino angeli.
Tega, kaj so videli, ne bomo nikoli vedeli.
Annotazione alle anime
Quell’invisibile segnale dell’occhio, forse solo l’immaginazione, un’allucinazione o una consolazione a quelli che ancora credono nella sua presenza, allora
già scoloriva. Da qualche parte in alto su quel luogo dimenticato, a lungo aggrovigliato in un gomitolo fatto di paura, menzogne e ipocrisia, si percepiva
un silenzio che, con quel mai compreso peso, premeva a terra e reclamava
una risposta.
Il vento creava turbini e disperdeva le piccole gocce ghiacciate che cadevano
dal grande vuoto. Se allora qualcuno era aperto o sensibile a queste cose, poteva in questo certamente intuire qualcosa di più: in quel biancore soffiato via
dalla stessa nebbia, che precludeva lo sguardo ed attutiva qualcosa voce,
anche una preghiera, un sussurro, la morte parlava.
Anche se era ancora presto, troppo presto per gli uccelli migratori e già tardi
per i corvi, che si potevano vedere ancora solo nei dintorni dei prati, soprattutto il mattino, come si levavano con la nebbia nel freddo giorno, adesso nell’aria c’era sicuramente qualcosa di imponente e privo di nome.
Solo molto più tardi si è venuto a sapere, forse non per le orecchie aduse, che
se ne erano andati attraverso il paesaggio degli angeli.
Quello che hanno visto non lo sapremo mai.
KOSA
Topo in enakomerno trkanje je najprej zmotilo brezdomca, ki je ležal v jelenjih
jaslih na robu gozda, potem je zastala roka fantu, ki je skrivoma božal svojo
ljubo, v hiši na samem se je otrok stisnil v kot postelje in poslušal srček plišasti
lutki, nekdo se je naježil, ko je v spalni srajci stopil na dvorišče odtočit, topo in
enakomerno trkanje je zmotilo starega Juda, ko je sanjal o prazničnem kruhu,
lovec, ki se je odpravljal na prepovedan lov, je odložil puško, župnik, ki bi kmalu
moral vstati, si je v strahu, da se je pokvarila cerkvena ura, pokril glavo z
mašnim gvantom, tudi bolni in potrebni počitka, so se prestrašeni zbujali, misleč, da se bliža zadnja ura, v kavarni se je dvignila zadnja druščina, ki je prepila
noč, ter ob topem in enakomernem trkanju, obstala sredi zdravice kot vkopana, bilo je tik pred zoro, še preden je pek potegnil iz peči zadnji hlebec, v
trenutku, ko je skopa svetloba posivila nebo, takrat je nekdo prepoznal topo
in enakomerno trkanje in rekel, nekdo kleplje koso.
LA FALCE
Un battere sordo e uniforme disturbò dapprima il senzatetto che giaceva nel
giaciglio di un cervo ai margini del bosco, poi si fermò la mano del ragazzo che
di nascosto carezzava la sua amata, nella sala solitaria il bambino si strinse in
un angolo del letto ascoltando il cuoricino del peluche, qualcuno diventò di
cattivo umore mentre in camicia da notte andava in cortile a spillare, un battere sordo e uniforme disturbò il vecchio ebreo mentre sognava del pane della
festa, il cacciatore, che si stava recando alla caccia vietata, depose il fucile, il
parroco, che si sarebbe dovuto alzare tra poco, per la paura che si fosse rotto
l’orologio del campanile si coprì la testa con l’abito talare, anche gli ammalati
e bisognosi di riposo si svegliarono spaventati pensando che si avvicinava l’ora
fatale, nel caffè si alzò l’ultima compagnia che aveva gozzovigliato tutta la
notte, e che al battere sordo e uniforme rimase nel bel mezzo del brindisi come
interrata, era un attimo prima dell’alba, ancora prima il fornaio aveva estratto
dal forno l’ultimo pezzo di pane, nel momento in cui la scarsa luce ingrigì il
cielo, allora qualcuno riconobbe il battere sordo e uniforme e disse, qualcuno
affila la falce.
Dušan Šarotar, nato a Murska Sobota nel 1968, è uno scrittore, poeta, fotografo e sceneggiatore.
Ha studiato sociologia della cultura e filosofia all'Università di Lubiana. Ha pubblicato cinque
libri di prosa (Breath diving, 1999, Dead angle, 2002, Bed and breakfast, 2003, Billiards at the
hotel Dobray, 2007, Nostalgia, 2010) e tre libri di poesia (Feel for the wind, 2004, Landscape in
minor, 2006, House of my son, 2009) e ha inoltre scritto per il Teatro delle marionette. È autore di
quindici sceneggiature per documentari e film. La prosa e la poesia dell'autore sono state
incluse in diverse antologie tradotte in ungherese, russo, spagnolo, ebreo, polacco, italiano, ceco
e inglese. Il tema principale dei suoi ultimi romanzi, novelle e le poesie è il destino della
comunità ebraica e l'ollocausto nella cittadina di Murska Sobota e in Slovenia in generale.
L'interesse dell'autore viene rivolto alla memoria, alla tristezza, al senso di percezione e
all'anima umana, epresse nel suo linguaggio poetico caratterizzato dalla lentezza con cui
descrive la natura, le città e l'ambiente particolare dove colloca i suoi eroi. Nel 2008 il romanzo
Billiards at the Hotel Dobray è stato nominato per il Premio Kresnik come miglior romanzo
dell'anno. Su quest’ultimo romanzo sta per essere girato un film.
Traduzione a cura di Miha Obit.
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Spagna
sí me cansa
a veces
este destino de estar sola
mi stanca
a volte
questo destino di essere sola
ver quimeras
asomarse a la ventana
vedere miraggi
affacciarsi alla finestra
cautelosa abrirle al viento
dejar
que alborote el aire quieto
de mi hogar
aprire con cautela
al vento lasciare
che scompigli l’aria quieta
di casa mia
prestar mi sonrisa
a la soledad ajena
alivianar la carga
de otras alas
prestare il mio sorriso
alla solitudine degli altri
sollevare il peso
di ali altrui
y ver en la distancia
(asomada a mi ventana)
cómo
fortalecido se levanta
aquel viento triste
que sólo ayer para tocarlos
esparcía
e vedere in lontananza
(affacciata alla finestra)
come rinvigorito si leva
il vento triste
che solo ieri per toccarli
spargeva
i vetri rotti del mio destino
los vidrios rotos de mi destino
Attesa prolungata
Forse non arriverai mai
forse l’amore
è proprio questo:
un orizzonte luminoso
distante e irraggiungibile
Espera prolongada
Quizá nunca llegues
quizás el amor
sea precisamente esto:
un horizonte luminoso
distante e inalcanzable.
Non m’importa cosa dicano
Amami, ti dico amami
nel notturno abbraccio del silenzio,
No me importa lo que digan
Ámame, te digo ámame
en el nocturno abrazo del silencio,
ZINGONIA ZINGONE
Poeta, scrittrice e traduttrice; scrive in spagnolo. Cresciuta tra Italia e Costa Rica, è laureata in
Economia. Ha pubblicato quattro raccolte poetiche, due delle quali sono state successivamente
tradotte e pubblicate in Italia. L’equilibrista dell’oblio (Raffaelli Editore, 2011) è stata tradotta in
inglese (Poetrywala, 2011) e in kannada (Aharnishi Prakashana, 2012). Il suo ultimo libro Los
naufragios del desierto (Vaso Roto Ediciones, 2013) si compone di tre racconti scritti in versi. Le
sue poesie sono state incluse in numerose riviste letterarie e sono tradotte in diverse lingue tra
cui inglese, cinese, arabo, albanese, hindi, kannada, marathi e malayalam. Curatrice e
traduttrice dall’inglese della raccolta di poesie Alarma de Virus (Ediciones Espiral, 2012), del
poeta marathi Hemant Divate, e della raccolta La cruz es un camino (edizioni della Meridiana,
2013) dell’italiano Daniele Mencarelli. È membro del comitato organizzatore del festival
internazionale di poesia “Kritya” (India).
Traduzione a cura di Zingonia Zingone.
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amami
e taci come fa l’amore,
ámame
y calla como hace el amor,
tú que eres eso,
aun cuando callas.
tu che sei quello,
anche quando taci.
Rózame, te digo rózame
Sfiorami, ti dico sfiorami
que dulce murmullo eres
en el abrir de pétalos y no
che dolce brusio sèi
nell’aprir di petali e non
rózame de alas,
de miel rózame;
sfiorami di ali,
di miele sfiorami;
el palmo rózame,
il palmo sfiorami,
nacer como la semilla
que rozando posas.
nascere come il seme
che sfiorando posi.
Mírame, te digo mírame
Guardami, ti dico, guardami
espantado mírame
spaurito guardami
que suave,
desnuda
descubro
che piano,
nuda
schiudo
hasta el alma.
anche l’anima.
Cúbreme, te digo cúbreme
lentamente cúbreme
Coprimi, ti dico coprimi
lentamente coprimi
y súdame,
de sal y vientre súdame
de fiebre y paz súdame
de torso, bronce, penumbra
súdame
e sudami,
di sale e ventre sudami
di smania e pace sudami
di torso, bronzo, penombra
sudami
cúbreme, extiéndete
cúbreme.
coprimi, teso
coprimi.
Piénsame, te digo piénsame
en la claridad piénsame
Pensami, ti dico pensami
nel chiarore pensami
línea que huye y no,
que ayer aún,
linea che sfugge e non,
che ieri ancora,
piénsame, mañana piénsame.
pensami, domani pensami.
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Ungheria
SÁNDOR KÁNYÁDI
Sándor Kányádi (nato 1929), poeta transilvano ungherese. È membro dell’Accademia delle Belle
Arti d’Ungheria ed è fondatore dell’Accademia Digitale di Lettere.
Già da universitario lavora come editore. Negli anni 1951-52 è vice-editore dell’Almanaco
Letterario (Irodalmi Almanach), e collaboratore della Nostra Via (Utunk). Tra il 1955 e il ‘60 è
collaboratore presso la rivista Donna Lavoratrice (Dolgozó Nő). Dal 1960 fino al termine della
sua attività professionale è collaboratore della rivista sull’infanzia Raggio di sole (Napsugár).
È uno tra i più noti poeti ungheresi. Nella sua ars poetica spesso ritornano gli argomenti
esistenziali che toccano in profondo ogni comunità che vuole sopravvivere: il destino della
minoranza e la forza che sostiene le piccole realtà. Partendo quindi dalla problematica della
minoranza ungherese in Transilvania e dalla forza dell’appartenenza alla lingua materna che
crea la comunità, riesce ad arrivare ad esprimere una prospettiva e un significato universale.
Con la sua missione letteraria ha ottenuto diversi importanti premi. Tra questi premi vale
menzionare il Premio di Kossuth (1993), il Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica
Ungherese (2009), il premio di Széll Kálmán (2014).
Le sue opere sono tradotte in diverse lingue come inglese, estone, finnico, francese, tedesco,
norvegese, russo, portoghese, rumeno e svedese.
Valaki jár a fák hegyén
valaki jár a fák hegyén
ki gyújtja s oltja csillagod
csak az nem fél kit a remény
már végképp magára hagyott
Qualcuno sulla cima delgi alberi (trad. di: László Sztanó)
qualcuno sulla cima degli alberi
accende e spegne la tua stella
solo chi è ormai abbandonato
dalla speranza non ha paura
én félek még reménykedem
ez a megtartó irgalom
a gondviselő félelem
kísért eddigi utamon
io temo ancora spero
ad accompagnarmi finora era
questa tenace pietà
questo timore provvidenziale
valaki jár a fák hegyén
vajon amikor zuhanok
meggyújt-e akkor még az én
tüzemnél egy új csillagot
qualcuno sulla cima degli alberi
chissà se accenderà al mio fuoco
una nuova stella quando
dovrò alfine precipitare
vagy engem is egyetlenegy
sötétlő maggá összenyom
s nem villantja föl lelkemet
egy megszülető csillagon
o mi comprime nello scuro
cosmo senza lasciar brillare
la mia anima in una stella
nascente nel firmamento
valaki jár a fák hegyén
mondják úr minden porszemen
mondják hogy maga a remény
mondják maga a félelem.
qualcuno sulla cima degli alberi
lo si dice padrone d’ogni granello
lo si dice la stessa speranza
lo si dice la paura stessa
Isten háta mögött
üres az istálló s a jászol
idén se lesz nálunk karácsony
hiába vártok
nem jönnek a három királyok
Sok dolga van a teremtőnek
mindenkivel ő sem törődhet
messzi a csillag
mindenüvé nem világíthat
megértjük persze mit tehetnénk
de olyan sötétek az esték
s a szeretetnek
hiánya nagyon dideregtet
előrelátó vagy de mégis
nézz uram a hátad mögé is
ott is lakoznak
s örülnének a mosolyodnak
Alle spalle di Dio (trad. Cikos Ibolja)
stalla e mangiatoia son vuoti
non verranno nemmeno i Re Magi
per quest’anno non ci sarà Natale
state aspettando solo inutilmente
Padreterno ha tanto da fare
non può prender cura di tutte
la stella cometa è tanto lontana
ovunque la sua luce non arriva
siam comprensivi che si può fare
ma le sere son tanto buie
la mancanza di un po’ d’ affetto
fa sentir ancor di più il freddo
Signore Tu sei tanto previdente
ma guarda pure dietro le spalle
anche là abita della gente
che per un tuo sorriso grata sarebbe
Novemberi virágok
Csak a parki virágok
mosolyognak még.
Élteti őket a kötelesség
s a vágy,
hogy szépek legyenek,
amíg csak le nem hull a hó.
Színüket kiszítta már a nap,
s illatukat a deres hajnalok.
De azért virágok ők!
Hervatagon is hősen
viselik az őszt,
s döbbenet
nélkül várják a telet.
Akárcsak
az unokáikat sétáltató nagymamák
akik egy-egy rövidke, biztató
mosollyal visszaintenek
a virágok hervatag mosolyára…
S valami zsibbasztó könnyűség
száll a
szürkülő tájra.
Fiori di novembre (trad. Cikos Ibolja)
Solo i fiori del parco
dispensano ancora il loro sorrisi.
Il dovere che li tiene in vita
e il desiderio
d’ esser’ belli
finché scende la neve.
Il sole ha sbiadito i loro colori
le mattine pruinose, il loro profumo.
In fondo, sono ancora fiori!
Anche avvizziti, sopportano
eroicamente l’autunno,
senza stupore
aspettano l’inverno.
Come pure
le nonne a spasso con i nipotini,
che con un sorriso fugace
e rassicurante,
mandano un cenno
al sorriso avvizzito dei fiori…
Sulla landa discende,
una grigiastra
sonnolenta leggerezza.
Traduzione a cura di László Sztanó, Cikos Ibolja.
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ore 17:30 - incontro
L’Europa dei poeti
DANIELA ATTANASIO
PAOLO FEBBRARO
Daniela Attanasio, romana, ha pubblicato cinque libri di poesia:
La cura delle cose, Empiria 1993, Sotto il sole, Empiria 1999
(Dario Bellezza, Unione Scrittori Italiani), Del mio e dell’altrui amore,
Empiria 2005 (Camaiore), Il ritorno all’isola, Nino Aragno Editore 2010
(Sandro Penna), Di questo mondo, Nino Aragno Editore 2013
(Premio della Giuria Viareggio). Sue poesie sono state pubblicate
nell’Almanacco dello Specchio Mondadori 2009 e nell’antologia
Nuovi poeti italiani 6, Einaudi 2012. Dal 2007 cura la rassegna
annuale di letture poetiche Teramopoesia e collabora come critica
con quotidiani e riviste letterarie.
Paolo Febbraro è nato nel 1965 a Roma, dove vive. Ha esordito con la
silloge poetica Disse la voce, nel volume Poesia contemporanea.
Quarto quaderno italiano, a cura di F. Buffoni, Guerini e Associati
1993, cui hanno fatto seguito le opere Il secondo fine, Marcos y
Marcos 1999; Il Diario di Kaspar Hauser, L’Obliquo 2003; Il bene
materiale. Poesie 1992-2007, Scheiwiller 2008 e Deposizione,
Lietocolle 2010. È appena uscito da Nottetempo il suo nuovo libro
Fuori per l’inverno.
Come critico ha curato la raccolta I poeti italiani della «Voce», Marcos
y Marcos 1998 e l’ampia antologia La critica militante, Poligrafico
dello Stato 2001, cui hanno fatto seguito i volumi La tradizione di
Palazzeschi, Gaffi 2007; Saba, Umberto, Gaffi 2008; L’idiota. Una
storia letteraria, Le Lettere 2011; l’ebook Perché leggere la poesia a
scuola, Garamond 2011 e Primo Levi e i totem della poesia, Zona
Franca 2013. Ha in preparazione per il 2015 il saggio Solchi nella
Storia. Leggere Seamus Heaney.
Ha redatto e poi curato l’Annuario di poesia fondato e diretto da G.
Manacorda. Scrive sulle pagine culturali del Sole 24 ore.
Casa delle Letterature
Piazza dell’Orologio, 3 - Roma
DanielaAttanasio e
PaoloFebbraro
dialogano con i poeti stranieri invitati
ore 20:00 - reading
L’Europa in versi
Accademia d'Ungheria in Roma
Via Giulia, 1 - Roma
AustriaKarlLubomirski
BulgariaEkaterinaJosifova
CroaziaSarahZuhraLukanić
GermaniaUlrikeDraesner
ItaliaTomasoBinga
PoloniaWojciechBonowicz
PortogalloJoséTolentino
RepCecaPetrBorkovec
RomaniaDanielaCrăsnaru
SlovacchiaKatarínaKucbelová
SloveniaDušanŠarotar
SpagnaZingoniaZingone
UngheriaSándorKányádi
Casa delle Letterature
Modera MariaIdaGaeta
Accademia d'Ungheria a Roma - ph Klára Várhelyi
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